Lavoro in nero, ecco come puoi ottenere un risarcimento: lo spiega l’avvocato

Il lavoro in nero, si sa, è proibito dalla legge, ma ci sono dei casi in cui il lavoratore ha diritto al risarcimento. Ecco quando e come poter procedere.

Non è un mistero che il lavoro in nero sia irregolare, ogni impiego, anche se di breve durata, dovrebbe essere regolato da un contratto e da una busta paga in cui viene indicato come si arriva alla cifra che si arriva a percepire. Nonostante questo, sono ancora tanti gli imprenditori che agiscono da “furbetti” e che propongono soluzioni di questo tipo pensando di non essere scoperti. Anzi, molti di loro sanno bene come siano in tanti ad accettare perché al momento non hanno davanti a sé prospettive migliori.

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Ogni lavoro deve essere regolamentato da un contratto – ForteNews.it

Ora, infatti, è sempre più raro riuscire a trovare un contratto a tempo indeterminato, l’unico in grado di rendere davvero tranquilli in prospettiva futura e richiesto anche se si ha la necessità di sottoscrivere un mutuo. A essere a rischio in questi casi non è però solo il datore di lavoro, ma anche il lavoro stesso.

Lavoro in nero: a volte può esserci un risarcimento

Si tende sempre a considerare chi decide di accettare un lavoro in nero come qualcuno che sia “connivente” con l’imprenditore, che sa bene di proporre una formula che non è prevista dalla legge. In realtà, non è sempre così, a volte si decide di prestare servizio in questo modo per ottemperare a tutte le spese e con la speranza di non essere scoperti in caso di controllo.

Se gli ispettori dovessero presentarsi in azienda non si può che temere di andare incontro al licenziamento, oltre che a una multa, trasformando così la vicenda in un danno da non sottovalutare. In realtà, non è sempre così. Il lavoratore può appellarsi alla diffida obbligatoria, grazie a cui può evitare di pagare una sanzione.

Chi decide di muoversi sfruttando questo sistema dovrà essere regolarizzato entro un tempo massimo di 120 giorni, con contratto a tempo indeterminato, o determinato (non inferiore a tre mesi). L’imprenditore dovrà poi dimostrare di avere rimediato ala sua irregolarità, a quel punto anche per lui l’importo da pagare sarà ridotto.

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Non tutte le proposte di lavoro sono regolari – ForteNews.it

Fatta la denuncia, il dipendente avrà un risarcimento sulla base di un principio importante: il lavoro in nero ha lo stesso valore del lavoro svolto da un regolare impiegato. Questo comprenderà così tfr, ferie non godute, tredicesima (anche quattordicesima dove previsto dal settore), retribuzione mensile e ore di straordinario che non sono state retribuite in modo regolare.

Non sono invece previsti rimborsi per quanto riguarda permessi ed eventuali scatti di anzianità e indennità.

Lavoro in nero, denunciare è importante

Chi si è trovato a costretto ad accettare un lavoro in nero non dovrebbe paura di denunciare e mettere con le spalle al muro l’imprenditore che ha commesso l’irregolarità., La legge a riguardo parla chiaro: il lavoratore è considerato una parte debole, proprio per questo in caso di controllo non dovrà pagare alcuna sanzione. Anzi, questa situazione potrebbe giocare a suo favore, potrebbe spingere il datore di lavoro a regolarizzarlo ben sapendo che quello è il modo migliore per pagare una multa dall’importo più basso.

Sono invece previste conseguenze per il dipendente solo se sta prestando un servizio, ma allo stesso tempo continua a percepire l’indennità di disoccupazione. La sua posizione verrà infatti segnalata alla Procura della Repubblica per opportuni accertamenti.

È invece consentito presentare denuncia se non ci si sente in pace con la coscienza. Questa procedura può essere eseguita rivolgendosi all’Ispettorato del Lavoro più vicino parlando apertamente di quanto accade (è opportuno ovviamente avere prove e testimoni). In alternativa, ci si può rivolgere al sindacato, che può valutare una conciliazione. Anche gli studi legali competenti si occupano ovviamente di questo, ma in casi simili si può arrivare a una causa in Tribunale.

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