Cappotto: perché la sconfitta senza appello si chiama così?

“Fare cappotto” la locuzione entrata nel gergo quotidiano che sta ad indicare una vittoria senza remore o alcun intralcio. Scopriamo quali sono i migliori

Il termine cappotto, usato nel linguaggio corrente per indicare una clamorosa vittoria sportiva, ha origine in Provenza, dove nel 1642 si cominciò a parlare di faire capot prendendo spunto dal verbo francese capoter – che significa rovesciarsi -.

“Fare cappotto”, la sua prima comparsa in Italia

La sua comparsa in Italia risale al 1797, nel vocabolario stampato a Lucca dal D’ Alberti di Villanuova, dove il termine viene spiegato cosi’ : “In un gioco, vittoria completa riportata da una parte, senza che l’ altra abbia segnato neanche un punto”.

Beach volley
Foto | Unsplash @
Ildar Garifullin – Fortenews.it

In Francia, con il tempo, è stato adottato anche roue de bicyclette – ruota di bicicletta -, mentre negli USA si usa bagel, un particolare pane ebraico di forma tonda.

 Entrambe queste espressioni indicano qualcosa di circolare che somiglia a uno zero. Dunque che si parli di una vittoria a carte, a calciopallavolo o qualsiasi altra disciplina, l’espressione fare cappotto è entrata di diritto nel linguaggio comune.

Stando a quanto detto la locuzione “fare cappotto” non avrebbe nulla a che vedere con il caldo indumento invernale definito cappotto; ben analizzando però una correlazione potrebbe essere trovata nell’immagine del cappotto, l’originaria “cappa” intesa come pesante capo d’abbigliamento esterno che non si lascia attraversare dal freddo.

Nel tennis ad esempio ogni anno si assiste a incontri che terminano 6-0, ma non è così facile che ciò accada in un torneo del Grande Slam, dove bisogna vincere ben 18 games consecutivi senza lasciarne nemmeno uno all’avversario.

Nel 1993, al Roland Garros di Parigi, Sergi Bruguera ebbe la meglio su uno dei pupilli di casa, Thierry Champion, che non riuscì a vincere nemmeno un game; il tennista spagnolo Bruguera è stato l’ultimo a riuscirci.

I “cappotti” più noti delle Nazionali di calcio

Anche nel calcio l’espressione fare cappotto è molto comune e viene utilizzata quando una squadra segna sei o più goal all’avversaria senza subirne.

pallone da calcio
Foto | Unsplash @Travel Nomades – Fortenews.it

Tra i più clamorosi ricordiamo: la Spagna sconfitta 7-1 contro l’Italia (1928) e contro l’Inghilterra (1931), ma in tempi più recenti c’è il KO più doloroso: il 5-1 subito al Mondiale brasiliano del 2014 contro l’Olanda, nella rivincita della finale di quattro anni prima.

La peggior sconfitta per l’Italia fu quella del 1924: un bel 1-7 contro l’Ungheria, ma abbiamo anche perso 1-6 contro la Jugoslavia nel 1957, ancora Ungheria1-5 contro l’Austria (1947).

Per quanto riguarda l’Inghilterra, la peggiore di sempre fu 1-7 a Wembley nel 1954 contro l’Ungheria, dove fu una vera e propria lezione di calcio, una delle partite che hanno cambiato la storia di questo sport.

Tutte le sconfitte più pesanti della Francia risalgono a più di un secolo fa: c’è persino un 17-1 contro la Danimarca alle Olimpiadi del 1908. Nel dopoguerra fece molto scalpore un 5-0 a Wembley contro l’Inghilterra campione del mondo. L’intera Francia visse quella sconfitta come un’umiliazione.

Per quanto riguarda l’Olanda, lo 0-7 contro la Germania nel 1959 ferì un paese che aveva ancora addosso gli strascichi della Seconda guerra mondiale e l’astio per i tedeschi. Lo 0-4 ad Amsterdam contro il Belgio nel 1961 fu uno schiaffo dato dai cugini confinanti, l’1-4 a Wembley nel 1996 portò alla rivoluzione della nazionale.

Quando l’Argentina perde, lo fa in malo modo. Presa a schiaffi due anni fa (6-1, marzo 2018) dalla Spagna in amichevole, umiliata dalla Bolivia (6-1) nel 2009 durante le qualificazioni al Mondiale, schiacciata dalla Colombia nel 1993 con un 5-0 che mise in dubbio la qualificazione al Mondiale Usa. Smontata da Germania (2010) e Olanda (1974) con due 4-0, e infine stesa dal Brasile con un 5-1 nel 1960.

Ma possiamo ricordarci anche di quando, nel 1978, l’Argentina sconfisse il Perù con un 6-0. Insomma, non subisce soltanto i cappotti, ma li fa anche!

Per il Belgio fu molto doloroso l’1-9 contro l’Olanda nel 1959 (parzialmente ribaltato dalla vittoria per 4-0 due anni dopo), il Belgio (oggi n.1 nel ranking Fifa) nella sua storia ha perso “tanto a poco” un bel po’ di volte. Nel 2009, nel girone valido per le qualificazioni, batostona per 5-0 contro la Francia e addio al mondiale sudafricano.

Mentre per il Portogallo, negli annali resta il 10-0 beccato nel 1947 dall’Inghilterra, ma fece molto male anche il 5-0 contro l’Urss nel 1983. In quest’ultimo ventennio, clamoroso il 6-2 nella sfida col Brasile (allenato da Dunga, Luis Fabiano segnò una tripletta, c’erano anche Adriano, Kakà, Robinho) nel 2008. Sì, Cristiano Ronaldo era in campo. E no, non segnò.

Infine, veloce carrellata di altri cappotti della storia del calcio: quello del 1974 ai Mondiali Germania dell’Ovest dove la nazionale di Haiti perse per 7-0 contro la Polonia; quello del 2002 in Corea dove l’Arabia Saudita fu vinta dai tedeschi per un risultato di ben 8 a 0 e, infine, quello del 2 Maggio 1948 che vede il Grande Torino vincere in casa per 10-0 contro l’Alessandria.

Gestione cookie